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STEVEN PATRICK MORRISSEY [VOICE],
figlio di immigrati irlandesi, nacque a Manchester
il 22 maggio 1959. Ha una sorella di nome
Jacqueline. Trascorse un'infanzia piuttosto
difficile, tra conflitti familiari (che sfociarono
nel divorzio dei genitori nel 1975) ed una
Manchester travagliata dai continui omicidi nei
confronti di bambini, ad opera dei cosiddetti "Moors
Murders".
Con il passare degli anni Morrissey divenne un
sedicenne timido e goffo; egli stesso riteneva di
non essere una sorta di "adolescente medio" e
trascorreva la maggior parte del tempo chiuso nella
sua camera. Rimase a lungo in un universo personale
fatto di libri (la madre gli aveva fatto leggere sin
da piccolo le opere di
Oscar Wilde), musica (aveva
addirittura fondato un fan club dedicato alle
New
York Dolls) e cinema (tante le icone che ritroveremo
poi sulle copertine degli Smiths, in particolare
James Dean). Già allora custodiva il sogno di
diventare una celebre pop star inglese, e cominciò
così a muoversi nell'ambito musicale di Manchester.
Invano presentò una serie di articoli alla redazione
del New Musical Express e totalmente inosservato
passò il suo ingresso in un gruppo chiamato
Nosebleeds (vi era anche Billy Duff, futuro membro
dei Cult). A quel tempo, mancavano ancora cinque
lunghi anni prima che il chitarrista Johnny Marr
bussasse alla sua porta.

COLORE PREFERITO:
blu.
CIBO PREFERITO:
yogurt.
BEVANDA PREFERITA:
tea.
DESCRIZIONE DI SE':
non attraente.
FILM PREFERITO:
Saturday Night And Sunday Morning.
ATTORE PREFERITO:
Ralph Richardson in Long Day's Journey Into Night
(1962), Charles Laughton in Hobson's Choice (1953) e
Alec Guinness in The Ladykillers (1955).
ATTRICE PREFERITA:
Marjorie Rhodes in The Family Way (1966), Margaret
Rutherford in The Happiest Days of Your Life (1950).
EROI:
Alastair Sim, Shelagh Delaney, Viv Nicholson.
BAND PREFERITA:
James, Ludus.
CANTANTI PREFERITI:
Timi Yuro.
PRIMO DISCO ACQUISTATO:
Come And Stay With Me, Marianne Faithful.
ANIMALI PREFERITI:
gatti.
PRIMO AMORE:
ancora in attesa.
[Informazioni risalenti al periodo Smiths.]

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E' stato
il leader della massima band britannica degli anni Ottanta, l'ultima
davvero grande del rock inglese. I suoi testi sono materia di studio
nelle università americane. Vive da poco a Roma, dove ha registrato
il suo ultimo album solista, prodotto dal leggendario Tony Visconti,
special guest Ennio Morricone. Ultima vera rockstar col cervello,
Steven Patrick Morrissey non si discute: si ascolta. Perché ha
parecchio da dire. "Sono stato a Roma molte volte. Sarà per lo stato
d'animo in cui mi trovavo, ma non ha mai avuto alcun effetto su di
me. Poco più di un anno fa è stato incredibile: non riuscivo a
vedere altro che bellezza. Le persone, l'architettura. Mi ha dato un
senso di libertà enorme, tutti mi sembrano indipendenti, rilassati,
felici di essere se stessi. E dopo aver vissuto negli Stati Uniti,
un posto dove tutti sono rigidi in tutto, per me Roma è stata un
sollievo.
A gennaio dell'anno scorso mi sono detto: "Devi fare un album qui" e
tutto ha miracolosamente funzionato. Le sirene di Roma? Le ho
campionate nel disco. Si sentono di continuo. Non capisco perché,
dal momento che non sembra succedere granché di tragico. Forse gli
autisti ne approfittano. E trovo straordinari i graffiti che coprono
i palazzi storici: un'immagine impressionante. So che è un posto un
po' periferico. La televisione italiana è orribile. Ma nonostante
questo la gente sembra dire: "Non ci interessano i media, la tv non
la guardiamo nemmeno, siamo troppo occupati a vivere". Da persona
che non può assolutamente viaggiare senza valigie piene di dischi,
libri e Dvd, mi chiedo come possano semplicemente essere. Senza
nessun accessorio o bagaglio.
Il camminare in giro per la città in mezzo a chiese e monumenti e la
presenza così forte della religione mi hanno certamente influenzato.
Non sono credente ma ho una qualche conoscenza della religione. La
gente qui è molto sensuale: tutti si considerano delle opere d'arte,
non solo i giovani. Basta camminare per strada per assistere a
questa parata di corpi. È una città molto fisica. Sono cresciuto in
una famiglia cattolica, ho combattuto il senso di colpa tutta la mia
vita. Dovremmo tutti essere più rilassati riguardo al nostro corpo.
Non è colpa nostra se siamo umani. L'essere un po' "ai margini" non
impedisce ai romani di avere un incredibile senso dell'eleganza:
tutto il resto è rinviato a domani, tranne lo stile. Dobbiamo
guardare gli altri e gli altri devono guardare noi. Trovo che la
vanità sia un fenomeno interessante, mi sento attratto da chi cura i
propri capelli, i propri denti, la propria pelle. Preferisco di
certo questo a una fantastica programmazione televisiva.
Sono nato a Manchester da genitori irlandesi. Ho vissuto l'infanzia
nella comunità irlandese, sono stato gettato a Londra, poi a LA e
adesso qualcosa mi getta a Roma. Insomma, la mia vita consiste in
gran parte nell'essere gettato in posti nuovi. E' un'esigenza, non
faccio che seguirla. Perché abbia vissuto a Los Angeles, o qui
adesso, lo capisco solo in parte. Tornerei negli USA solo se mi
costringessero. Certo, ha i suoi lati positivi. Politicamente è un
disastro, ma come gran parte del resto del mondo. E' fascista, ma
come gran parte del resto del mondo. La mia visione della Gran
Bretagna contemporanea è prevedibilmente cupa (ride). Blair non
ascolta le persone che lo hanno eletto, anzi le disprezza. Come
tutti i leader politici, è ossessionato dal proprio ego. Purtroppo
la Gran Bretagna è in grado di sopportare questo e altro. Con questa
famiglia reale che ancora lo onora, Oliver Cromwell vivrebbe oggi
ricco e felice, sebbene abbia ucciso un milione di Irlandesi perché
voleva la loro terra. Non credo che il popolo britannico si terrebbe
la monarchia: per questo non c'è alcun segno di un referendum sulla
repubblica. La famiglia reale lo sa e sta facendo tutto il possibile
per sfruttare al massimo i propri privilegi. Sono completamente
distaccati dalla gente. Solo la regina cerca di mantenere un minimo
di dignità, ma ormai ne sono successe troppe. I Tories? Sembra che
tornino. Il vento è cambiato, i media lo vogliono, la gente lo
vuole. E ora David Cameron può dire qualsiasi idiozia. Dicono che
Cameron sia un altro Blair. Forse. So solo che non vogliono mollare
il potere una volta che l'hanno ottenuto. Noiosi.
Sì, Ennio Morricone ha arrangiato gli archi nel mio album. Lo
abbiamo coccolato molto e ha fatto uno splendido lavoro. Ma sin
dall'inizio era chiaro che non saremmo finiti a girare in bici per
Roma assieme. Lui è il vegliardo Maestro: viene, fa il suo lavoro,
poi si siede davanti al fuoco in pantofole. Come faccio io. Sono una
persona semplice. È vero, amo il cinema e la letteratura e sono
felice di girare i miei video a Cinecittà. A LA ho vissuto in case
appartenute a Greta Garbo e a Clark Gable, ma ci sono finito per
puro caso. Vado in posti semplici e faccio cose semplici. Osservo le
persone. Non vado alle feste o agli eventi mondani.
Tony Visconti? Un leggendario produttore di origine italiana. Sua
madre gli parla ancora in italiano. Nessuno scontro di ego. Armonia
totale. Certo che il suo lavoro con Bowie conta. Soprattutto quello
con Marc Bolan e i Tyrannosaurus Rex: musicisti allora straordinari.
David Bowie? Ho parlato "male" di lui in televisione due anni fa
dopo aver abbandonato il suo tour dove mi esibivo anche se ora me ne
pento. Non importa il calo di questi ultimi anni, resta il fatto che
un tempo è stato David Bowie. Che ha cambiato non solo la musica, ma
il mondo.
Uno dei più grandi album inglesi di tutti i tempi è For Your
Pleasure dei Roxy Music. Tutti questi gruppi in UK che si rifanno ai
grandi del passato... sono contento che ci siano. Trovo affascinante
che la musica che mi faceva impazzire da adolescente sia di nuovo
moneta corrente. Ma non sono mai all'altezza delle voci originali,
proprio no. E non conta il fatto che vendano 25 milioni di copie
contro le 500.000 di Bolan. I grandi restano i grandi. Riguardo ai
Roxy, eccezionali nei primi anni, poi malamente alla deriva. Erano
così inafferrabili nei primi tre album... Eno o Ferry? Entrambi
fantastici. Entrambi dettero un contributo incredibile alla band,
anche Eno, sebbene non fosse un grande musicista. Fu lui ad
aggiungere quel quid al pop mai esistito prima.
Gli artisti si fanno sfuggire il talento troppo presto. Perché? Per
quanto ascolti, legga, veda, mi pare chiaro che il deterioramento
della musica è quanto mai avanzato. Ma la stampa musicale non può
dirlo, altrimenti i lettori smetterebbero di comprare giornali e
riviste. Devono fingere che i giovani siano eccezionali e non
possono dire altro. Devono convincersi che siano più importanti dei
vecchi. Perché non hanno scelta.
Gli Smiths? Ho sentito anch'io le voci di una reunion. Il Coachella
Festival ci ha offerto svariati milioni di dollari per suonare di
nuovo assieme. Ma non so dire di più. Con Johnny Marr i rapporti
sono cordiali ma finisce lì. Che senso avrebbe riformarsi?
Presuntuoso io? Ho semplicemente delle opinioni. E le esprimo solo
se mi viene chiesto. Di certo non urlo per farmi notare. Non è colpa
mia se la maggior parte dei musicisti è semplicemente incapace di
averne." |