Il tournament effect

Ad inizio anno nel mondo dei fondi comuni d’investimento scatta la ricerca al miglior fondo. Investitori e gestori danno un’attenzione particolare alle classifiche per scoprire come si sono comportati i fondi in termini di crescita delle masse in gestione e in termini di performance realizzate nell’anno appena terminato.

Si guarda non solo alle classifiche globali ma anche alle classifiche di macro e micro categoria. La classifica dei fondi basata sulla performance è un elemento molto importante, infatti sia riviste finanziarie che siti internet del settore riportano e aggiornano costantemente queste classifiche. Spesso le stesse classifiche vengono utilizzate dagli stessi fondi per pubblicizzare la propria strategia, basti pensare ad esempio, alle stelle Mornigstar che rappresentano uno strumento di rating dell´industria dei fondi comuni. Morningstar è una società indipendente fondata nel 1984 negli USA, è leader nell’analisi e nella valutazione dei fondi comuni e dei prodotti del risparmio gestito (hedge fund, ETF…). In Italia è presente dal 2001 ed offre dati su circa 6000 fondi e servizi informativi a tutte le istituzioni finanziarie. Secondo Morningstar Rating, per effettuare la valutazione di un fondo non basta analizzare i rendimenti passati, ma bisogna considerare anche l’assunzione dei rischi del gestore e i costi sostenuti dall’investitore.
In Italia Assogestioni, l’associazione nazionale dei gestori, pubblica dal 1984 la propria classificazione basata su osservazioni periodiche dei fondi di “portfolio holdings”. Ogni classe (Azionario, Obbligazionario, Bilanciati, Liquidità e Flessibili) è definita da limitazione specifiche per ogni asset allocation e queste devono essere soddisfatte da tutti i fondi che lo compongono, con una vita di almeno 3 anni. Inoltre ogni macro-classe si suddivide in diverse categorie definite sulla base dei fattori di rischio che le caratterizzano; i gestori devono dichiarare la classe che vogliono attribuire ai loro fondi ma non devono violare le limitazione dell’asset allocation, le quali sono specificate da una regolamentazione interna all’associazione.

Il mondo dei fondi comuni d’investimento può essere visto come un campionato della durata di un anno, sia dal lato del gestore sia dal lato dell’investitore, e ogni fondo è in competizione con gli altri fondi della stessa categoria.
Un investitore razionale potrebbe selezionare il fondo considerando la reputazione del gestore, la struttura commissionale, lo stile di gestione, la quantità di assets gestiti dal fondo e altre variabili qualitative/quantitative in modo da ottenere la miglior combinazione. Altri studi affermano che è la posizione in classifica la variabile chiave e sembrerebbe che l’investitore alla fine scelga il fondo con il rendimento più alto o con il rendimento aggiustato per il rischio più elevato rispetto ai competitor di categoria. I gestori sono sensibili alla classifica e ciò li influenza nella gestione del portafoglio perché la maggior parte dei fondi li remunera con una percentuale delle masse in gestione, quindi i gestori sono incentivati ad accrescere le proprie masse in gestione e per questo devono tenersi su posizioni alte in classifica.

Questi presunti comportamenti da parte di investitori e gestori rappresentano i presupposti del “tournament hypothesis”: il comportamento dei gestori durante l’anno è influenzato dai rendimenti passati tanto da modificare in funzione di questi la quantità di rischi assunti dal gestore. L’effetto prodotto è che i fondi meno performanti nella prima parte dell’anno incrementano il rischio nella seconda parte dell’anno nel tentativo di rimontare i fondi più performanti alla fine dell’anno, viceversa i fondi meglio piazzati nella prima parte dell’anno tendono a contenere il rischio nel tentativo di non rovinare la performance ottenuta sino a quel momento.
L’obiettivo di classifica induce i gestori a modificare le proprie strategie d’investimento in termini di rischio.

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