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Steven Patrick Morrissey,
figlio di immigrati irlandesi, nacque a Manchester il 22 maggio 1959. Ha
una sorella di nome Jacqueline. Trascorse un'infanzia piuttosto
difficile, tra conflitti familiari (che sfociarono nel divorzio dei
genitori nel 1975) ed una Manchester travagliata dai continui omicidi
nei confronti di bambini, ad opera dei cosiddetti "Moors Murders".
Con il passare degli anni Morrissey divenne un sedicenne timido e goffo;
egli stesso riteneva di non essere una sorta di "adolescente medio" e
trascorreva la maggior parte del tempo chiuso nella sua camera. Rimase a
lungo in un universo personale fatto di libri (la madre gli aveva fatto
leggere sin da piccolo le opere di Oscar Wilde), musica (aveva
addirittura fondato un fan club dedicato alle New York Dolls) e cinema
(tante le icone che ritroveremo poi sulle copertine degli Smiths, in
particolare James Dean). Già allora custodiva il sogno di diventare una
celebre pop star inglese, e cominciò così a muoversi nell'ambito
musicale di Manchester.
Invano presentò una serie di articoli alla redazione del New Musical
Express e totalmente inosservato passò il suo ingresso in un gruppo
chiamato Nosebleeds (vi era anche Billy Duff, futuro membro dei Cult). A
quel tempo, mancavano ancora cinque lunghi anni prima che il chitarrista
Johnny Marr bussasse alla sua porta... |
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E' stato il leader della massima band britannica
degli anni Ottanta, l'ultima davvero grande del rock inglese. I suoi
testi sono materia di studio nelle università americane. Vive da poco a
Roma, dove ha registrato il suo ultimo album solista, prodotto dal
leggendario Tony Visconti, special guest Ennio Morricone. Ultima vera
rockstar col cervello, Steven Patrick Morrissey non si discute: si
ascolta. Perché ha parecchio da dire. "Sono stato a Roma molte volte.
Sarà per lo stato d'animo in cui mi trovavo, ma non ha mai avuto alcun
effetto su di me. Poco più di un anno fa è stato incredibile: non
riuscivo a vedere altro che bellezza. Le persone, l'architettura. Mi ha
dato un senso di libertà enorme, tutti mi sembrano indipendenti,
rilassati, felici di essere se stessi. E dopo aver vissuto negli Stati
Uniti, un posto dove tutti sono rigidi in tutto, per me Roma è stata un
sollievo.
A gennaio dell'anno scorso mi sono detto: "Devi fare un album qui" e
tutto ha miracolosamente funzionato. Le sirene di Roma? Le ho campionate
nel disco. Si sentono di continuo. Non capisco perché, dal momento che
non sembra succedere granché di tragico. Forse gli autisti ne
approfittano. E trovo straordinari i graffiti che coprono i palazzi
storici: un'immagine impressionante. So che è un posto un po'
periferico. La televisione italiana è orribile. Ma nonostante questo la
gente sembra dire: "Non ci interessano i media, la tv non la guardiamo
nemmeno, siamo troppo occupati a vivere". Da persona che non può
assolutamente viaggiare senza valigie piene di dischi, libri e Dvd, mi
chiedo come possano semplicemente essere. Senza nessun accessorio o
bagaglio.
Il camminare in giro per la città in mezzo a chiese e monumenti e la
presenza così forte della religione mi hanno certamente influenzato. Non
sono credente ma ho una qualche conoscenza della religione. La gente qui
è molto sensuale: tutti si considerano delle opere d'arte, non solo i
giovani. Basta camminare per strada per assistere a questa parata di
corpi. È una città molto fisica. Sono cresciuto in una famiglia
cattolica, ho combattuto il senso di colpa tutta la mia vita. Dovremmo
tutti essere più rilassati riguardo al nostro corpo. Non è colpa nostra
se siamo umani. L'essere un po' "ai margini" non impedisce ai romani di
avere un incredibile senso dell'eleganza: tutto il resto è rinviato a
domani, tranne lo stile. Dobbiamo guardare gli altri e gli altri devono
guardare noi. Trovo che la vanità sia un fenomeno interessante, mi sento
attratto da chi cura i propri capelli, i propri denti, la propria pelle.
Preferisco di certo questo a una fantastica programmazione televisiva.
Sono nato a Manchester da genitori irlandesi. Ho vissuto l'infanzia
nella comunità irlandese, sono stato gettato a Londra, poi a LA e adesso
qualcosa mi getta a Roma. Insomma, la mia vita consiste in gran parte
nell'essere gettato in posti nuovi. E' un'esigenza, non faccio che
seguirla. Perché abbia vissuto a Los Angeles, o qui adesso, lo capisco
solo in parte. Tornerei negli USA solo se mi costringessero. Certo, ha i
suoi lati positivi. Politicamente è un disastro, ma come gran parte del
resto del mondo. E' fascista, ma come gran parte del resto del mondo. La
mia visione della Gran Bretagna contemporanea è prevedibilmente cupa
(ride). Blair non ascolta le persone che lo hanno eletto, anzi le
disprezza. Come tutti i leader politici, è ossessionato dal proprio ego.
Purtroppo la Gran Bretagna è in grado di sopportare questo e altro. Con
questa famiglia reale che ancora lo onora, Oliver Cromwell vivrebbe oggi
ricco e felice, sebbene abbia ucciso un milione di Irlandesi perché
voleva la loro terra. Non credo che il popolo britannico si terrebbe la
monarchia: per questo non c'è alcun segno di un referendum sulla
repubblica. La famiglia reale lo sa e sta facendo tutto il possibile per
sfruttare al massimo i propri privilegi. Sono completamente distaccati
dalla gente. Solo la regina cerca di mantenere un minimo di dignità, ma
ormai ne sono successe troppe. I Tories? Sembra che tornino. Il vento è
cambiato, i media lo vogliono, la gente lo vuole. E ora David Cameron
può dire qualsiasi idiozia. Dicono che Cameron sia un altro Blair.
Forse. So solo che non vogliono mollare il potere una volta che l'hanno
ottenuto. Noiosi.
Sì, Ennio Morricone ha arrangiato gli archi nel mio album. Lo abbiamo
coccolato molto e ha fatto uno splendido lavoro. Ma sin dall'inizio era
chiaro che non saremmo finiti a girare in bici per Roma assieme. Lui è
il vegliardo Maestro: viene, fa il suo lavoro, poi si siede davanti al
fuoco in pantofole. Come faccio io. Sono una persona semplice. È vero,
amo il cinema e la letteratura e sono felice di girare i miei video a
Cinecittà. A LA ho vissuto in case appartenute a Greta Garbo e a Clark
Gable, ma ci sono finito per puro caso. Vado in posti semplici e faccio
cose semplici. Osservo le persone. Non vado alle feste o agli eventi
mondani.
Tony Visconti? Un leggendario produttore di origine italiana. Sua madre
gli parla ancora in italiano. Nessuno scontro di ego. Armonia totale.
Certo che il suo lavoro con Bowie conta. Soprattutto quello con Marc
Bolan e i Tyrannosaurus Rex: musicisti allora straordinari. David Bowie?
Ho parlato "male" di lui in televisione due anni fa dopo aver
abbandonato il suo tour dove mi esibivo anche se ora me ne pento. Non
importa il calo di questi ultimi anni, resta il fatto che un tempo è
stato David Bowie. Che ha cambiato non solo la musica, ma il mondo.
Uno dei più grandi album inglesi di tutti i tempi è For Your Pleasure
dei Roxy Music. Tutti questi gruppi in UK che si rifanno ai grandi del
passato... sono contento che ci siano. Trovo affascinante che la musica
che mi faceva impazzire da adolescente sia di nuovo moneta corrente. Ma
non sono mai all'altezza delle voci originali, proprio no. E non conta
il fatto che vendano 25 milioni di copie contro le 500.000 di Bolan. I
grandi restano i grandi. Riguardo ai Roxy, eccezionali nei primi anni,
poi malamente alla deriva. Erano così inafferrabili nei primi tre
album... Eno o Ferry? Entrambi fantastici. Entrambi dettero un
contributo incredibile alla band, anche Eno, sebbene non fosse un grande
musicista. Fu lui ad aggiungere quel quid al pop mai esistito prima.
Gli artisti si fanno sfuggire il talento troppo presto. Perché? Per
quanto ascolti, legga, veda, mi pare chiaro che il deterioramento della
musica è quanto mai avanzato. Ma la stampa musicale non può dirlo,
altrimenti i lettori smetterebbero di comprare giornali e riviste.
Devono fingere che i giovani siano eccezionali e non possono dire altro.
Devono convincersi che siano più importanti dei vecchi. Perché non hanno
scelta.
Gli Smiths? Ho sentito anch'io le voci di una reunion. Il Coachella
Festival ci ha offerto svariati milioni di dollari per suonare di nuovo
assieme. Ma non so dire di più. Con Johnny Marr i rapporti sono cordiali
ma finisce lì. Che senso avrebbe riformarsi? Presuntuoso io? Ho
semplicemente delle opinioni. E le esprimo solo se mi viene chiesto. Di
certo non urlo per farmi notare. Non è colpa mia se la maggior parte dei
musicisti è semplicemente incapace di averne." |